Forte come la morte è la carità di Cristo

E’ S.Paolino che ce lo ricorda, dal Carme XVII: “La carità di Cristo, felicemente diffusa dal cielo nei nostri cuori, ci lega negli spiriti in modo che non veniamo staccati, neppure se separati in terre lontane.

Nessun tempo, nessuna rovina della terra o altro uomo, neppure la morte, ci staccherà; quando cesserà la vita del corpo, rimarrà la vita dello spirito. Dura in eterno l’amore di Dio, che ci unisce gli uni agli altri e per vivere e morire insieme, perché forte come la morte è la carità di Cristo“.

E Terasia, la moglie di S. Paolino all’avvenuta sua morte, ci dice: “O uomo santo ed encomiabile, riuscito a vivere non solo per te ma per tutti! Per essere vissuto per tutti, ora vivi beato in Cristo. Vivi non solo per te ma anche per noi, giacché ogni giorno preghi per noi. Sei stato una lampada ardente nella casa di Dio, col tuo chiarore hai reso luminose molte altre lampade…

Imitatore di tutti gli apostoli e dei vescovi per la fede e la carità, hai avuto in te tutte queste virtù…

La terra si è impoverita quabdo sei stato chiamato alla tua celeste abitazione nel cielo, ma il paradiso se ne è rallegrato”.

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29 Settembre 2013: una data da ricordare

La Chiesa gremita per don Filippo Centrella!

Il 29 Settembre 2013 la comunità tavernanovese partecipa con gioia, speranza e commozione alla prima celebrazione eucaristica di un suo figlio, don Filippo Centrella.

Non ci sono parole per descrivere quello che è accaduto in questa giornata ma ho la sensazione che don Filippo ci regalerà ulteriori gioie in ambito ecclesiale..capisce a ‘mme…

E per concludere, un minutin-video sui saluti finali:

Un minutino sui saluti finali…(video)

W don Filippo W

 

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Habemus Don Filippo!

TU ES SACERDOS IN AETERNUM SECUNDUM ORDINEM MELCHISEDECH.

A Don Filippo dedico questi stralci del beato Don Tonino Bello, con l’augurio di ripercorrere i suoi stessi passi pastorali:

“se fossi uno degli undici ai quali Gesù, nel giorno dell’ascensione, ha detto Lo Spirito Santo verrà su di voi e riceverete da lui la forza per essermi testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, la Samaria e fino all’ estremità della terra’ ( At 1,8), dopo essere andato a salutare la madre, Maria, nell’atto di congedarmi dai fratelli, sapete cosa avrei preso con me? Innanzitutto il bastone del pellegrino e poi la bisaccia del cercatore: e nella bisaccia metterei queste cinque cose: un ciottolo del lago;  un ciuffo d’erba del monte; un frustolo di pane, magari di quello avanzato nelle dodici sporte nel giorno del mira­colo; una scheggia della croce; un calcinaccio del sepolcro vuoto”.

Il bastone: Il bastone ci provoca soprattutto a metterci in viaggio verso la montagna di Dio verso il Sinai , come Mosè , o verso l’Oreb , come Elia – alla ricerca del Suo vero volto, che trascenda le immagini fatte da mani d’uomo fino a quando , senza più santuari, questo volto lo contempleremo così come Egli è.

La bisaccia: Il cristiano che oggi, in questo crepuscolo del secondo millennio, vive drammatiche trasformazioni epocali; il cristiano che voglia mettersi in viaggio verso la casa comune europea, per diventarvi inqui­lino, deve prendere con se anche la bisaccia del cercatore. Come fece San Paolo, santo di statura europea, il quale è stato giu­stamente chiamato l’uomo dei due mondi, perché nativo nella cultura ebraica, è diventato a pieno titolo indigeno alla cultura greca. Più che con la spada, San Paolo bisognerebbe raffigurarlo con la bisaccia, teso com’era a raccogliere i valori della cultura che aveva attorno. In tal senso Egli orientava i cristiani: “Non spegnete lo Spirito, Non disprezzate le pro­fezie. Esaminate ugni cosa: ritenete ciò che è buono. E lo dice anche a noi: esaminate ogni cosa e poi mettete nella bisaccia ciò che è buono; disponetevi cioè all’analisi critica di tutto ciò che il mondo vi offre, e poi mettete nella bisaccia del pellegrino tutto ciò che trovate di buono, anzi, tutto ciò che trovale di bello, “tutto ciò che trovate di bello’ dice il testo» dove la bellezza viene intesa come categoria etica, non come categoria estetica.

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il sorriso e la gentilezza -favola-

Sorriso:“Io sono senza dubbio la prima cosa che si nota”. Gentilezza: “Io sono sicura di essere indispensabile.”
Un giorno Elena uscì da casa talmente di fretta che si dimenticò di prendere con sè la gentilezza, la prima cosa che invece aveva preso era stato il sorriso; quindi andò a lavoro e sorrise per tutto il giorno, ma il sorriso non le impedì di essere poco gentile con la cliente che le chiese un consiglio per un regalo alla nonna.
Elena: …se è per sua nonna può regalarle un profumo di una fragranza qualsiasi, sono certa che non farà alcuna differenza.
E il sorriso non le impedì di prendere l’unico posto libero sull’autobus mentre restava in piedi una donna con in braccio il suo bambino.
E ancora, sempre con il sorriso, ignorò una signora anziana in coda dopo di lei al supermercato che doveva pagare solo il latte, mentre lei aveva una spesa chilometrica.
Il giorno dopo uscendo sempre di corsa, prese per prima la gentilezza, ma non fece in tempo a prendere il sorriso per paura di perdere l’autobus.
Arrivata a lavoro si trovò davanti una signora di una certa età, che la guardava corrucciata. Vicino a lei c’era la nipote che il giorno prima era venuta a comprarle un regalo.
Signora: volevo farle sapere, cara la mia “commessa del mese”, che non mi piacciono tutte le fragranze, ma solo l’agrumato e siamo venute per cambiare il regalo.
Elena divenne rossa e si sentì dispiaciutissima, ma oggi aveva la gentilezza ed era certa che in qualche modo avrebbe rimediato.
Elena: mi dispiace moltissimo, sono stata davvero maleducata ieri. Non ho davvero scuse. Le faccio vedere subito tutte le nuove fragranze agrumate che ci sono arrivate nell’ultimo mese.
La Signora corrucciata, improvvisamente cambiò espressione e sorrise. A sua volta Elena sorrise. Ma come poteva essere se aveva lasciato il sorriso a casa?
Tornando a casa, in autobus aveva ceduto il posto a un signore con il bastone il quale gli aveva sorriso ringraziandola e lei aveva risposto con un sorriso, ancora una volta.
Poi andò al supermercato perché il giorno prima aveva dimenticato di comprare il lievito per fare una torta e mentre era in fila, il Signore davanti a lei, con una spesa chilometrica, le dice che se vuole può passare avanti, sorrise ancora.
Quel giorno Elena imparò che il sorriso da solo non bastava. Non basta se non è sincero e se non c’è in esso gentilezza. Invece la gentilezza da sola può far nascere il sorriso. Se ci pensate bene anche la gentilezza può essere contagiosa, ma bisogna fare il primo passo, se facessimo tutti così il mondo forse potrebbe essere migliore. Il mondo siamo noi. Elena, oggi, lo sa.

Scritto da Patrizia Sgura

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Preziosa è la fede: Don Gennaro Fico.

E’ passato giusto un anno, da quando è suonata la Pasqua Eterna, quella celebrata nella Chiesa Celeste, per il nostro amatissimo Monsignore.

Per ricordare la sua figura, il suo personale “credo” di Sacerdote, che invito tutti alla lettura di questo breve passo di S. Paolino, tratto dal carme XXI:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dunque la Fede, è quella che crede ciò che non vede e, guidata dalla speranza, persegue le realtà eterne. Ed è qui che dobbiamo ringraziare il nostro don Gennaro: la Fede è un dono di Dio, ma senza testimoni e senza guida rimane un cielo che non potremmo ne ammirare ne solcare.

W Don Gennaro W

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Era la festa di S.Paolino…

Dal libretto "Frammenti di Luce"

…e più che parafrasare una nota canzone, soffermiamoci su questo stralcio tratto dal carme XXXI.

E’ una profonda invocazione che potremmo recitare al mattino, prima che cominci la giornata…

Un saluto!

P.S. – Se cliccate sull’immagine questa si ingrandisce.

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Inno all’amore (San Paolo)

“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi l’amore,
sono come un bronzo che risuona
o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne,
ma non avessi l’amore,
non sarei nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze
e dessi il mio corpo per esser bruciato,
ma non avessi l’amore,
niente mi gioverebbe.
L’amore è paziente,
è benigno l’amore;
non è invidioso l’amore,
non si vanta,
non si gonfia,
non manca di rispetto,
non cerca il suo interesse,
non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell’ingiustizia,
ma si compiace della verità.
Tutto copre,
tutto crede,
tutto spera,
tutto sopporta.
L’amore non avrà mai fine”.
(Tratto dalla Prima Lettera ai Corinti)
Oggi mi hanno chiesto di Paolo di Tarso ed ho parlato un pò di lui… Adesso il cuore mi porta a rileggere l’inno alla carità.

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IL 19 SETTEMBRE SARO’ SACERDOTE !

Non so con precisione chi partecipi a questo gruppo, se mai venga visitato da qualcuno della nostra parrocchia, tuttavia anche qui annuncio che il prossimo 19 settembre sarò ordinato sacerdote.

A causa delle “interferenze” di studio, probabilmente attualmente ancora non riesco a comprendere la portata di un così grande evento. Certamente pregusto fin d’ora l’emozione che si trasforma in commozione; dopo tanti anni di salite, discese, fermate, riprese, cadute, gioie, speranze…ecco arrivare il giorno.
Il primo desiderio che ho, in questi giorni, è ripercorrere con la memoria questo lungo cammino, questo “esodo” che il Signore mi ha fatto compiere in questi ultimi anni di preparazione e cresce lo spirito di gratitudine.

Dopo gli esami, nel cuore dell’estate, vi aggiornerò di volta in volta sui movimenti emozionali che nel mio cuore si affolleranno.
Ci saranno anche aggiornamenti di carattere operativo, sul programma e sulle eventuali iniziative che verranno proposte in preparazione all’ordinazione.

Per ora abbiamo due date certe:
Ordinazione sacerdotale: 19 settembre, Cattedrale di Nola, ore 19.00
Presidenza della Prima Messa solenne: 29 sett., Parrocchia “Maria SS. Addolorata”, ore 10.00

Grazie per quanti vorranno partecipare spiritualmente, fisicamente, mentalmente. Io spero di vedervi tutti.

Con affetto

d. Filippo

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NON LAMENTARTI (Pablo Neruda)

Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.

Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.

Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.

Non amareggiarti del tuo fallimento
né attribuirlo agli altri.

Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno è così terribile per cedere.

Non dimenticare
che la causa del tuo presente è il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.

Apprendi dagli audaci,
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e più al tuo lavoro.

I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere più grande, che è
il più grande degli ostacoli.

Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.

Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell’alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina,
deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.
– Pablo Neruda

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“La Pentecoste vi metta nel cuore una grande nostalgia del futuro”

 

E’ il grandissimo SdD Don Tonino Bello, Vescovo:

“la Pentecoste è una festa difficile. Ma non perchè lo Spirito Santo anche per molti battezzati e cresimati è un illustre sconosciuto. È difficile, perchè provoca l’uomo a liberarsi dai suoi complessi. Tre soprattutto, che a me sembra di poter individuare così.

Il complesso dell’ostrica.

Siamo troppo attaccati allo scoglio. Alle nostre sicurezze. Alle lusinghe gratificanti del passato. Ci piace la tana. Ci attira l’intimità del nido. Ci terrorizza l’idea di rompere gli ormeggi, di spiegare le vele, di avventurarci sul mare aperto. Se non la palude, ci piace lo stagno.
Di qui, la predilezione per la ripetitività, l’atrofia per l’avventura. il calo della fantasia.

Lo Spirito Santo, invece, ci chiama alla novità, ci invita al cambio, ci stimola a ricrearci.

C’è poi il complesso dell’una tantum.

È difficile per noi rimanere sulla corda, camminare sui cornicioni, sottoporci alla conversione permanente. Amiamo pagare una volta per tutte. Preferiamo correre soltanto per un tratto di strada. Ma poi, appena trovata una piazzola libera, ci stabilizziamo nel ristagno delle nostre abitudini, dei nostri comodi. E diventiamo borghesi.
Il cammino come costume ci terrorizza. Il sottoporci alla costanza di una revisione critica ci sgomenta. Affrontare il rischio di una itineranza faticosa e imprevedibile ci rattrista.

Lo Spirito Santo, invece, ci chiama a lasciare il sedentarismo comodo dei nostri parcheggi, per metterci sulla strada subendone i pericoli. Ci obbliga a pagare, senza comodità forfettarie, il prezzo delle piccole numerosissime rate di un impegno duro, scomodo, ma rinnovatore.

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